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Torres e cavalli. Curiosità da una tessera socio del 1925

Questa bellissima tessera di socio ordinario “Società per l’Educazione Fisica Torres” datata 6 marzo 1925 (ma stampata un anno prima, 1924), è appartenuta a Vincenzino Doro, classe 1872.  

E’ un cimelio prezioso, conservato ancora oggi con cura dalla sua famiglia, attraverso il quale potremo fare un viaggio nel tempo, utile a ricostruire un altro pezzo di storia rossoblù. Una storia inusuale che ha a che fare con un periodo in cui le attività della polisportiva erano tante e diversificate, in cui la città di Sassari si sviluppava nelle sue strutture e in cui le persone come Vincenzino Doro furono parte integrante di questa evoluzione sociale e culturale.

 

Questa tessera associativa, unica nel suo genere, fornisce alcune indicazioni circa le attività che si svolgevano all’interno della S.E.F. Torres.

Nella tessera si leggono, infatti, le federazioni sportive nazionali a cui la Torres era affiliata all’epoca:

FGNI- FISA – FIGC – SCIS – UVI.

Ma cosa stanno ad indicare queste sigle? Alcune sono note.

La prima federazione a cui la Torres era affiliata era quella della Federazione Ginnastica Nazionale Italiana.

E’ risaputo che, una volta acquisito l’uso della palestra comunale di via Torre Tonda, quella della ginnastica, a corpo libero o con gli attrezzi, fu la prima disciplina praticata e anche quella di cui abbiamo riscontri in qualche immagine dell’epoca, come nel caso della foto del saggio al Teatro Politeama del 20 settembre 1903; data che, di fatto, segna l’inizio delle attività sportive della neonata società.

Scorrendo l’albo d’oro, dal 1907, si possono leggere i premi vinti ai concorsi ginnici nazionali a cui la Torres partecipò, da Venezia a Genova, da Piacenza a Torino.  La stessa data vede l’inserimento della Torres nell’albo delle affiliate FGNI nel mese di aprile. Quegli allori, le medaglie, le targhe e le spille sono ancora oggi conservati nella bacheca di cimeli rossoblù della Società.

Tuttavia non solo di ginnastica si trattava. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo molte squadre di calcio gareggiavano per la F.G.N.I. (oggi F.G.d’I. ovvero Federazione Ginnastica d’Italia), invece che per la FIF (Federazione Italiana del Football), quella che oggi è la FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio), o lo facevano per entrambe. Queste squadre erano sezioni sportive di società di ginnastica blasonate e molto antiche. Esattamente come per la S.E.F. Torres.

Da qui la necessità di affiliazione alle due sezioni FGNI e FIGC.

Nella tessera associativa del sig. Doro compare anche la sigla FISA, Federazione Italiana Sport Atletici, così denominata dal 1909 (solo dal 1926 prese la denominazione FIDAL che conserva ancora oggi), nata per coordinare le attività dilettantistiche ed agonistiche dell’atletica leggera e pesante.

Dal podismo al salto in alto, dal lancio del peso al giavellotto, tutte discipline in cui la Torres trovò anche campioni da esibire sui palcoscenici nazionali. Tanti record e numerosi aneddoti e foto ci riportano ad una stagione felice per queste discipline. Pensiamo solo a Carlo Clemente, detentore del titolo italiano di lancio del giavellotto e ammesso ai giochi olimpici di Parigi nel ‘24.

Poi c’era la sezione ciclistica, l’UVI. L’Unione Velocipedistica Italiana era nata nel 1884 per riunire velocisti e corridori che praticavano il ciclismo agonistico.

La Torres, sin dagli arbori¸ aveva una sezione apposita e sono tante le cronache rispetto a questa disciplina molto praticata e che aveva anche i suoi idoli già all’epoca. Siamo nel 1921: “Se nelle strade di tutta Italia aleggiava la leggenda di Girardengo, in quelle di Sassari era un testa a testa col mito di Furesu” (da “La Storia della Torres” di Pironti-Soriga-Tola ed. Delfino).

Abbiamo lasciato per ultima la sigla SCIS perché su questa ci siamo dovuti soffermati a lungo.

Inizialmente l’attenzione è ricaduta sulla sezione di scherma. A livello nazionale, infatti, il nome della federazione venne modificato il 5 Ottobre 1923 in Confederazione Italiana di Scherma (CIS). La S iniziale poteva essere interpretata come “Sezione” ma questa soluzione non è ci è parsa del tutto convincente.

Ecco allora che compare una nota della rivista dei 50 anni di Torres a tracciare una strada che non sorprende.

Il 22 agosto del 1922 la Torres partecipò ad una riunione ippica vincendo una medaglia d’oro, dono della “Società Cavallo Italiano da Sella”.

Costituita nel 1911 la Società per il Cavallo Italiano da Sella successivamente mutò in Società per il Cavallo Italiano e nel 1926 entrò a far parte del CONI trasformandosi in Federazione Italiana Sport Equestri.

È più che plausibile, dunque, che la Torres avesse anche una propria sezione ippica affiliata a livello nazionale.

Abbiamo sottoposto il quesito ad un esperto della materia, Diego Satta, autore del libro “Chilivani: ottant’anni di ippica in Sardegna” (ed. Ligios): “L’ipotesi non è solo suggestiva ma trova conforto nelle cronache dell’epoca. Fino dai primi anni del 1900 e sino alla prima guerra mondiale i cavalli sardi venivano allevati principalmente per le esigenze della cavalleria militare quindi dell’esercito. Si svolgevano rassegne in tutta l’isola e i puledri venivano acquistati dagli allevatori sardi e portati a Foresta Burgos per essere addestrati e avviati ai reparti degli squadroni di cavalleria. Ma proprio dai primi anni del secolo si sviluppa anche l’utilizzo del cavallo da sella come hobby, per la caccia, oppure per i raid, le prove di resistenza, la gimkana, il salto ad ostacoli. Senza dimenticare le corse a palio che si svolgevano in ogni paese da almeno tre secoli.  Insomma, nasceva l’esigenza di tutelare anche l’attività sportiva e non solo quella legata alla disciplina militare o al lavoro. Da qui la nascita della Società per il Cavallo italiano da Sella come ente promotore di tutte queste attività che, come in tutto il territorio, da Ozieri a Bonorva a Sassari e Oristano, erano molto diffuse. Solo a titolo di esempio, per ricordare i fermenti di quegli anni, già da decenni si svolgevano a Sassari, nella Piazza d’Armi, le corse dei cavalli durante le manifestazioni di Ferragosto. E nel 1913 il capitano Grattarola interveniva sulla stampa ad auspicare la costruzione la realizzazione di un ippodromo a Sassari”.

Sempre il volume “La Storia della Torres” ci ricorda, inoltre, che nel maggio del 1922 era stato inaugurato il nuovo campo polisportivo nella zona dell’Acquedotto per una spesa di 80 mila lire. I soci e gli sponsor contribuirono con una quota di 500 lire che li legò per sempre alla società perché quel giorno, accanto alle autorità, poterono sedere anche coloro che avevano contribuito economicamente alla nascita dell’impianto.

Il tesseramento, dunque, era un biglietto in prima fila per le manifestazioni sportive che, in quegli anni del primo dopo guerra, iniziavano a riprendere vigore.

Una di queste manifestazioni era proprio quella legata alle celebrazioni di Ferragosto (abbandonate nel triennio di guerra 15/18) e per la prima volta l’impianto polisportivo poté ospitare, oltre alle esibizioni di atletica, ginnastica, ciclismo, anche le corse dei cavalli che mettevano in mostra la specificità della razza sardo-araba: “Nel 1874 fu istituito ad Ozieri il Regio Deposito Stalloni della Sardegna – ricorda Diego Satta –  in seguito fu in particolare  il capitano Grattarola, direttore del Deposito stalloni, che nel 1915 propose l’incrocio dello stallone purosangue arabo con soggetti provenienti dal Medio Oriente, con  le 600 migliori fattrici selezionate in Sardegna. Questo per dire che era un periodo certamente molto fertile per l’ambiente ippico e sicuramente erano in tanti a praticare la disciplina, più per hobby che per agonismo. Tuttavia le cronache dell’epoca ci raccontano che l’impianto dell’Acquedotto non era considerato adatto alle esigenze delle corse dei cavalli essendo la pista troppo stretta e corta. Già da molti anni la città aveva sentito la necessità di costruire un suo ippodromo senza poterlo fare, tanto che quando nel 1921 fu realizzata in pochissimo tempo la pista di Chilivani per ospitare il primo Derby sardo, non mancarono le polemiche e le recriminazioni; durante le mie ricerche non mi è capitato di trovare un riscontro di Scuderie o fantini riconducibili alla Torres. La sigla che compare nella tessera, tuttavia, ci riporta alla Società Cavallo Italiano da Sella, ancora presente con quella denominazione nell’anno in cui fu stampato il documento”.

La singolarità di questa manifestazione del 1922 fu inoltre che quel giorno, in un Acquedotto gremito di appassionati e curiosi, si svolse anche una corsa degli struzzi, animali che provenivano dall’allevamento isolano di Arbatax e che per la prima volta venivano guidati da fantini. Questo aspetto, unito al ricordo della pista per cavalli presente allo stadio, lo descrive nel 2002 Torquato Pons, nelle sue memorie pubblicate nel 2013 dal giornalista Andrea Sini nel libro “Con il nome di Torres in core” (ed. Edes).

Si legge: “La pista per i cavalli non era così spaziosa da poterne ospitare tanti in una sola volta ed era anche modesta come lunghezza. Ma aveva un buon fondo (…). Una volta, anziché quadrupedi, su quella pista sfilarono gli struzzi, in trasferta da Tortolì. Agganciati ad una carrozzella, molto simile a quelle usate per la corse al trotto, con a bordo un guidatore che teneva le redini, percorrevano il rettilineo di fronte alle tribune con passo leggero e maestoso, dire quasi regale”.

Tornando al 1925, anno del tesseramento di Doro, fermiamo l’attenzione sulla firma del presidente dell’epoca: Gaspare Arborio Mella dei conti di San’Elia.

Per molti è fatto noto che a lui sia legato il nome di un edificio storico di Sassari, edificato agli inizi del Novecento (tra il 1911 e il 1913) e situato nei pressi di piazza d’Armi (Via Alghero-Via IV Novembre).

Si tratta di Villa Sant’Elia, conosciuta anche come Villa Mimosa, sorta per la celebrazione della giovane sposa argentina Josephine che diede quel nome in ricordo di un mazzo di mimose regalatole dallo sposo prima di partire col treno che l’avrebbe portata all’imbarco a Genova.

Non è la vita privata, tuttavia, ad attirare l’attenzione sul Conte Arborio Mella quanto un episodio che riguarda da vicino la Torres. Nel maggio 1925, infatti, alla presenza del principe Vittorio Emanuele di Savoia, veniva celebrata la posa della prima pietra per la nuova palestra sita in Piazza d’armi.

Una pomposa cerimonia a cui partecipò il principe di Savoia, giunto da Torino a Sassari in quel periodo soprattutto per una sua grande passione: i cavalli. Solo qualche giorno prima, infatti, era stata inaugurata la 1^ Decade ippica primaverile sarda, una grande manifestazione che si svolse all’Acquedotto e che richiamò numeroso pubblico sulle tribune. In quella occasione proprio il Conte di Sant’Elia sottolineò l’importanza del territorio isolano come centro propulsore per un vivaio ippico italiano e annunciò anche che a Sassari sarebbe sorto un nuovo ippodromo l’anno successivo.

Siamo nel maggio del 1925. Solo qualche mese prima, a marzo, Vincenzino Doro riceveva la sua tessera di socio ordinario Torres.

Non abbiamo altre notizie di questo socio. Di lui si sa che fu grossista di prodotti ittici e che possedeva anche alcuni pescherecci. Un aneddoto, soprattutto, fa capire che Doro, 53 enne all’epoca, fosse un socio Torres benestante se, proprio nel 1925, come ricorda un suo pronipote, lo si poteva veder sfrecciare per le strade di Sassari con una fiammante Alfa Romeo, una delle prime apparse in città.

I motivi che spinsero il sig. Doro, del fu Salvatore, a tesserarsi con la Torres, probabilmente furono legati alle sue possibilità economiche e, quindi, ad un moderno concetto di sponsor che all’epoca era molto in voga o, semplicemente, era uno status symbol da esibire anche durante le manifestazioni di cui abbiamo ricordato stranezze ed eccezionalità. O magari era un semplice appassionato di sport.

Queste prime indicazioni ci rimandano ad un momento della storia della società Torres in cui il foot-ball era ancora ad un livello pioneristico e, accanto alle discipline di cui ci sono rimaste anche delle immagini preziose, dalla ginnastica all’atletica, dal ciclismo alla boxe, si sviluppava anche una sezione ippica di cui ancora pochissimo si sa.

Invitiamo chiunque voglia approfondire a darci un contributo. Lo ospiteremo volentieri su queste pagine di storia rossoblù.

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