#Io&laTorres | L’ex dirigente rossoblù Paolo Paulotto si racconta all’Acquedotto

Ci sono figure che hanno fatto parte della storia sportiva della Torres che non sono diventate celebri come alcuni calciatori o allenatori. I loro nomi spesso non sono ricordati abbastanza, nonostante i sacrifici e l’impegno profuso nella società in tanti anni di lavoro dietro le quinte.

Una di queste persone l’abbiamo incontrata oggi alla stadio Acquedotto ed è Paolo Paulotto, dirigente accompagnatore rossoblù per 13 anni, dal 1960 al 1973.

  

Imprenditore del settore dei sistemi elettronici integrati, grazie ad un’azienda, la Videotecnica, che è stata negli anni ottanta fiore all’occhiello in tutta Italia per il livello di innovazione, Paulotto ha fatto parte di un’epoca in cui ancora non esisteva la nuova tribuna coperta dell’Acquedotto, quando gli uffici erano in piazza d’Italia, quando per ingaggiare i giocatori si parlava con le loro mamme e non con i procuratori.

Il viaggio nei ricordi è iniziato con una visita negli spogliatoi ed è proseguito negli uffici rossoblù. Qui il presidente della Torres Salvatore Sechi, ha voluto omaggiare Paulotto dei volumi dedicati alla Torres ma, soprattutto, di una foto che ritrae Paulotto accanto alla squadra nella gara di debutto della stagione 1967/68: «Quando mi hanno portato questa foto ho pensato immediatamente a fargliela avere in un’occasione come questa, nello stadio che lo ha visto protagonista per tanti anni- le parole del presidente. A Paulotto mi lega un ricordo speciale essendo stato il mio primo datore di lavoro. Una figura importante per la stessa città di Sassari che con la sua attività si è distinto e ha dedicato gran parte della vita alla Torres, in tempi eroici e certamente non facili».

Nella pancia dello stadio l’ex dirigente rossoblù, accompagnato dal figlio Marco, ha ricordato tantissimi momenti legati a quel periodo.

Tra i tanti aneddoti quello relativo alla scoperta di Antonello Cuccureddu, giocatore partito dalla Torres per passare in seguito al Brescia e alla Juventus.

«Le cose andarono così. La Torres si trovava già nella penisola per una trasferta. Io dovevo partire il giorno dopo ma quella domenica l’aereo non partì per il maltempo. Chiesi all’allenatore, mister Colomban, cosa avrei dovuto fare e mi disse di andare a vedere una partita Fertilia – Castelsardo per visionare un giocatore che faceva parlare di sé, William Manca. Andai a vedere quella partita e rimasi impressionato da un altro giocatore del Fertilia che spiccava tra gli altri. Era un libero. La squadra perdeva 2-0 ma un certo punto lo mandarono a fare il centravanti e alla fine vinsero 3-2. Andai negli spogliatoi e chiesi chi era quel giovane con quello stile, sempre a testa alta.

Mi dissero che era il figlio dell’allenatore. Si chiamava Cuccureddu.

Ho chiamato il nostro tecnico per dirgli di prenderlo subito. Le trattative iniziarono da 50 mila lire, e alla fine siamo arrivati a 500 per il giocatore e altrettanti per il Fertilia.

Ma sapete come esordì alla Torres? Per caso.

Alla prima gara di campionato vedemmo un giocatore titolare che piangeva. Poi scoprimmo che era disperato perché aveva le ginocchia rotte, compromesse da infortuni e si lamentava dal dolore. Cuccureddu entrò in campo da titolare al suo posto quel giorno, giovane e ancora inesperto, ma non ne uscì più».

Mentre sfoglia le foto che ci ha portato e che testimoniano della sua esperienza da dirigente, Paulotto racconta dei ritiri nella penisola, dei momenti trascorsi insieme a giocatori, allenatori, presidenti.

«Entrammo nel ’60 con Giovanni Benassi, Allasio, Cenzo Simon, Pino Mura, Rino Rau, Gianuario Pinna, Paolo Ponti, Daniele Troffa, Lorenzo Scanu, Gavini, il padre di Enzo. Forse dimentico qualcuno. Ecco questa era la nostra famiglia. Nel 65/66 ci siamo allargati un po’ ma il primo periodo è quello che ricordo con maggiore affetto».

In una foto Paulotto è ritratto in campo con un secchio, quando dovette sostituire il massaggiatore. E ancora con il tecnico, e suo amico, Antonio Colomban, in una stretta di mano sull’erba dell’Acquedotto.

 

In un’altra è in panchina con suo figlio Marco, accanto al tecnico Colomban, al medico Demurtas, Marco Planetta e il massaggiatore Sanna.

In un’altra si vedono ancora in panchina  l’allenatore Colomban, il giocatore Gavino Scala, il presidente Cenzo Simon, il medico Demurtas e il massaggiatore Sanna.

In un altro splendido scatto inedito si vede Paulotto con Biagini, Demurtas e Sanna. Alle loro spalle una tribuna gremita e anche uno spazio forse destinato agli ospiti presidiato dalle forze dell’ordine.

Qualche scatto riguarda il ritiro a San Marcello Pistoiese: «Qui accoglievo i giocatori, accanto a me il portiere Biagi e il Ds Varo Bravetti. Il giorno prima dell’inizio degli allenamenti era d’obbligo fare le presentazioni ufficiali e conoscersi, anche con una bella foto di gruppo».

Nella nostra intervista per Radio Torres, Paolo Paulotto ci svela anche  perchè, una volta terminata la sua esperienza, non sia più stato allo stadio: «Ne ho visto due di partite dopo il ’73, una volta ci fu anche un’invasione di campo, ma poi non sono riuscito a vederne più. Troppa l’emozione e troppi anni vissuti da dentro per riuscire a stare fermo sulle gradinate».

La Torres ringrazia Paolo Paulotto e suo figlio Marco per questo viaggio nei ricordi che certamente non si fermerà qui.

 

 

 

 

 

 

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