Storia

Gli albori
La Sef Torres nacque a Sassari tra il  giugno e l’aprile del 1903. Le primissime riunioni, risalenti ai primi mesi di quell’anno, si ebbero in un magazzino di proprietà del professor Camillo Satta Branca, in vicolo Bertolinis.
L’idea di costituire una polisportiva a Sassari fu opera di uno dei suoi soci fondatori: il professor Berlinguer, a cui va anche il merito della scelta del nome Torres alla Società Educazione Fisica.
L’inizio dell’attività è datato 1 luglio 1903, mentre il 20 settembre dello stesso anno i torresini fecero il loro esordio pubblico con un saggio ginnico che si tenne nel teatro Verdi. La società si segnalò da subito come una tra le più attive a livello regionale in varie discipline, riuscendo a riportare risultati di grande rilievo anche in campo nazionale.  La sezione ginnastica della Sef partecipa e vince allori al concorso “Venezia 1907”, “Roma  1910”, “Torino 1911”, ed ancora Milano 1913 e “Genova 1914.
 Le primissime notizie sull’attività calcistica risalgono al 14 aprile del 1903 quando si affrontarono la Torres e l’Amsicora Cagliari (non si conoscono risultato e formazioni).
Risale al 6 agosto del 1904 una seconda amichevole tra la Torres e una squadra di marinai, gara di cui si conosce solo il luogo in cui si svolge: Piazza Umberto I. Del 1905 si apprende che per il lunedì 12 giugno la società convocava tutta la squadra di football presso la palestra. Il 26 maggio del 1907 il consiglio direttivo stabiliva l’inizio dell’attività calcistica sotto la guida dell’allenatore Piero Marchisio. Il 2 luglio dello stesso anno si segnalava una gara eliminatoria tra l’Amsicora Cagliari e la Torres. Dopo due tempi di 30 minuti ciascuno sorgono contestazioni e la gara veniva interrotta riconoscendo la vittoria alla Torres.
 Il 19 aprile 1908 la Torres affrontava la sua prima trasferta internazionale disputando un’amichevole contro l’Ajaccio, in Piazza Diamante. Del 1910 si apprende che la società apriva il 4 maggio le iscrizioni per le sezioni giochi, palla vibrata, football, giavellotto e disco.  Nel 1911 la Torres vinse la prima edizione dei campionati sardi di calcio, una tre giorni che vede la partecipazione della Torres Sassari, Iosto Sassari, Club Sportivo Sassari, Amsicora Cagliari. Nell’estate del 1912 la Torres partecipò alla Coppa “Città di La Maddalena e dopo aver vinto contro l’Ilva 7-0 nelle eliminatorie, battè in finale la formazione Marina 3-1 (la formazione dei marinai aveva a sua volta sconfitto Cantiere per 1-0).
Così in campo la Torres: Falchi, Casu, Chessa, Giua, Bandelloni, Anfossi, Giua, Berlinguer, Benvenuti, Comida, Nigra.
Mentre la sezione calcio cresceva e si organizzava, la sezione ginnastica festeggiava il suo decimo anniversario il 20 settembre del 1913. L’anno successivo gli atleti Torres tornarono carichi di medaglie dal Concorso internazionale di Genova .
 
La prima guerra mondiale segna un periodo di stasi dell’attività calcistica. Nel 1916 la Torres organizzò il primo torneo scolastico di calcio per scuole elementari, medie inferiori e medie superiori.. Il 27 maggio del 1922, alla presenza del Principe Umberto di Savoia,  venne inaugurato il nuovo campo sportivo della Torres: lo stadio Acquedotto. Pochi anni dopo, nel 1924 fu tenuta a battesimo anche la nuova bandiera della società.
Nell’agosto del 1926, contro la Terranovese, si disputò la prima partita ufficiale sul campo dell’Acquedotto. Le due formazioni si erano già affrontate in altre circostanze, ma mai in un clima di così grande entusiasmo. In maglia rosa, i sassaresi scesero in campo con: Fois (cap.), Dessì, Gobbi, Brecchi, Berlinguer, Sanna, Spinelli, Mura Giovanni, Carbonetto, Mura I, Mura II. I sassaresi vinsero per 4-1 e fecero il bis nella partita di ritorno, questa volta sul campo di Terranova. La vittoria in trasferta per 2-0 venne accolta con un tale entusiasmo che il presidente Conte di Sant’Elia offrì  ai giocatori, rientrati dopo la gara in città, un vermouth nel celebre “Cafè Abbondio”.
Dal 1927 la Torres è impegnata nel campionato di Terza Divisione Sardegna. La svolta arriva nella stagione 28/29 quando viene chiamato come allenatore- giocatore, dalla Liguria, Leonida Bertucci che nomina il portiere Giuseppe Fois come suo vice e talent scout. Dalla squadra dei “Poledri” chiamata così dal campo del campo di via Porcellana, emergeranno le future colonne della squadra, Umberto Serradimigni e Gigetto Marongiu.
 Per molti anni la città di Sassari garantisce sport a buoni livelli. La mancanza di strutture idonee rende difficile l’avvicinarsi allo sport per molti atleti sardi.
Fu merito della Torres Calcio che lo scenario sportivo provinciale iniziò a prendere coscienza delle proprie potenzialità e sull’esempio della formazione sassarese nacquero squadre come l’Ilva, il Tempio, il Sorso, L’Olbia, l’Alghero, l’Argentiera, futuri trampolini di lancio per molti atleti dell’isola.
I campionati nazionali.
Al termine della stagione 29/30, pur non avendo disputato alcun campionato ma avendo il titolo di terza divisione Sardegna, la Torres, non più guidata da mister Bertucci ma da Dario Gay, venne ammessa al campionato di seconda divisione Lazio – Sardegna al quale partecipò nella stagione 1930/31.
 Fu un successo strepitoso che si concluse con un altro salto di categoria,  in I° Divisione girone E (l’attuale serie C) nella stagione 31/32.
Per l’esordio nella nuova categoria nazionale, contro compagini come il Perugia, il Grosseto, il Foggia, l’Arezzo, il Foligno, venne ingaggiato come allenatore l’ungherese Francesco Plemich. Alla fine della stagione, la formazione sassarese si piazzò al quarto posto alle spalle del Perugia, promossa alla Serie B soltanto per un soffio.
Gli anni successivi non furono all’altezza delle aspettative e la squadra sassarese non andò oltre il settimo e l’ottavo posto. Questa una delle formazioni rossoblù negli anni trenta: Piras, Bozzo A., Macis, Vercesi, Piciaredda, Casazza, Laom, Marongiu, Serradimigni I, Farina, Castagneto. Qualche anno dopo, l’alto costo del campionato costrinse la Torres a compiere dei tagli economici che costarono il ritiro della squadra a metà torneo nel 1935. Serradimigni viene venduto al Pisa per 2000 lire che ripianeranno i debiti societari. L’attività agonistica riprese lentamente nel 1939 per merito di uno dei più grandi personaggi della storia della Società: Antonino Diana, socio fondatore e presidente onorario.
 
IL DOPOGUERRA
Con la chiamata alle armi in occasione del secondo conflitto mondiale, tutte le attività sportive si dovettero interrompere e molti atleti rossoblù partirono per il fronte. Correva l’anno 1941. Ci vollero ben tre anni prima di rivedere a Sassari una partita ufficiale.
Il 24 settembre 1944 un gruppo di ex calciatori ricostituì la squadra e, per gentile concessione della Commissione alleata, i rossoblu giocarono contro gli inglesi della R.A.F., inaugurando così la nuova stagione agonistica. La Torres vinse 4-3, reti di Chiappe, Moi, Arca e Mastino.
Questa la formazione che vinse contro gli inglesi: Zolezzi, Dongu, Sciascia, Arca, Desole, Era, Mastino, Moi, Piras, Sau, Chiappe. Le prime partite ufficiali furono giocate nel “Campo Sociale della Torres” e il costo del biglietto oscillava dalle 15 £ per le tribune alle 10 £ per il prato.
Lo stadio Acquedotto riaprì le porte al calcio giocato soltanto a metà ottobre del 1944, con la partita ufficiale Torres – Cagliari per il Campionato sardo girone A. Sotto un vento impietoso, i sassaresi si aggiudicarono quella partita per 1-0, goal al 6′ minuto di Torricelli, militare di leva a Sassari in quel periodo.
 
A metà novembre iniziò il campionato di I° Divisione e, all’esordio, i rossoblu archiviarono la pratica Pirri con un secco 3-1. Il 18 gennaio del 1945, si ebbero le elezioni per le cariche sociali e il Consiglio direttivo affidò la presidenza ad Aldo Berlinguer con Ignazio Satta vice presidente. La Torres dovette accontentarsi, in questa stagione, del quarto posto, mentre il Cagliari, vincendo il campionato, approdò alla Serie C.
Il salto di categoria arrivò nella stagione 1946/47. Per festeggiare l’evento, arrivò all’Acquedotto la formazione bianconera della Juventus e, in quella partita, Giampiero Boniperti fece il suo esordio con la maglia bianconera.
Purtroppo, la stagione successiva non fu molto esaltante e la Torres si trovò subito invischiata nella lotta per non retrocedere.
La sterilità in attacco della formazione guidata da Gnemmi, nella doppia veste di allenatore – giocatore, fu all’origine del tracollo torresino e nemmeno l’arrivo della punta Catesi servì a risollevare le sorti della Società rossoblu. Alla fine del campionato, la Torres si piazzò al penultimo posto in classifica e il presidente Pani, impossibilitato a continuare il mandato, rassegnò le dimissioni. Al suo posto, subentrò Giuseppe Tomé, eletto presidente il 26 settembre dello stesso anno.
Più positiva la stagione 1948/49. Il 2-2 contro la temibile formazione dell’Argentiera rivelò una formazione forte in tutti i reparti e l’arrivò dell’estremo difensore Luciano Casadei garantì sicurezza al reparto difensivo e permise ai rossoblu di classificarsi al terzo posto in classifica, alle spalle dell’Italpiombo e del Monteponi.
 
GLI ANNI ‘50
Gli anni 50 riecheggiano come macigni nella memoria del popolo rossoblu. Sono gli anni di Lepri, Umberto Serradimigni e Vanni Sanna.
In quegli stessi anni arrivarono alla corte del dott. Maccari, allora presidente della Torres, allenatori che fecero la storia dello sport sassarese: Latella, Plemich e l’ungherese Kincses.
Nel 1950, il finanziamento di cinque milioni a fondo perduto per la costruzione di nuove tribune e di un nuovo impianto di drenaggio, consentirono alla società sassarese di ultimare i lavori di ristrutturazione dello stadio e del campo. La pista d’atletica e le nuove tribune furono completate solo nel 1953.
Costruita per un campionato di vertice, la Torres affrontò le fasi finali del campionato di I° Divisione, girone nord, con la consapevolezza di essere la squadra da battere.
La sconfitta per 5-3, nella finalissima contro i biancocelesti dell’Ilvarsenal, allontanò il sogno di una possibile promozione e la possibilità di confrontarsi con le squadre più blasonate della penisola. Sotto la guida dell’esperto Latella, i rossoblu provarono l’anno successivo l’attacco al primato in classifica. Con la vittoria per 5-0 contro la formazione maddalenina del Cral Marina, la Torres battezzò con un secco 5-0 la stagione 1950/51. Questa la formazione che mister Latella schierò all’esordio: Campus, Gnocchi, Maggi, Arca, Scavio, Serradimigni II, Puttinati, Sanna, Bardanzellu, Meridiani, Grisetti. 
Per dovere d’ospitalità, la Torres disputò quella partita con la maglia blu, lasciando agli ospiti il diritto d’indossare la casacca rossoblu, colori simbolo di entrambe formazioni. Con una sola sconfitta al passivo, la Torres vinse il campionato di I° divisione quasi senza colpo ferire e Vanni Sanna, con 21 reti, si piazzò al secondo posto nella classifica dei marcatori.
Nel girone sardo – laziale del campionato di promozione, la Torres contese il primato in classifica alla Romulea e al Monteponi. Il passo falso del Monteponi a Terracina e della Romulea a Frascati consentì ai rossoblu l’aggancio alle prime della classe. La penultima giornata avrebbe deciso la regina del campionato.
Sul terreno amico dell’Acquedotto, i sassaresi giocarono la gara della vita contro la capolista Monteponi. Privi delle due mezzali titolari e con Vanni Sanna a mezzo servizio, i sassaresi non riuscirono ad arginare lo strapotere della formazione ospite che, con la rete di Tartara al 17′, espugnò il bunker rossoblù. Il terzo posto in classifica consentì ugualmente l’accesso al campionato denominato di IV° serie.
A seguito della riforma Barassi, le prime tre di ogni girone del campionato di Promozione e le retrocesse dal campionato di serie C andarono a costituire un nuovo campionato denominato di IV° serie, supplettivo a quello di promozione.
 Costruita per un’annata di transizione, la Torres disputò la stagione 1952/53 con un rendimento molto alterno, ottenendo i punti della salvezza in casa contro l’Arezzo. L’arrivo dell’allenatore Plemich e l’acquisto della punta Lepri garantirono gioco e continuità di rendimento.
Di notevole importanza la quaterna rifilata al Monteponi nella stagione 1954/55. In quella circostanza, Lepri con tre reti fu il mattatore di quella gara.
Con la sconfitta decisiva in casa del Frosinone per 2-1, la Torres dovette abbandonare definitivamente le speranze di un possibile aggancio al Colleferro che, al comando della classifica sin dalle prime giornate, guadagnò meritatamente la promozione in serie C.
Gli anni d’oro della formazione rossoblù continuarono con l’arrivo, nella stagione 1957/58, dell’ungherese Kincses che riuscì a dare alla squadra fiducia nei propri mezzi ed un’organizzazione di gioco insolita in un campionato di serie C. La manovra si dimostrò subito ariosa e ficcante, specie sulla fascia sinistra, dove le accelerazioni di Cadé portarono più di un’insidia alle maglie delle difese avversarie.
Formazioni come l’Avezzano, la Squibb e la Romulea trovarono, questa volta, una formazione isolana veramente competitiva che si giocò l’accesso al campionato superiore sino alla fine, cedendo lo scettro solo all’ultima giornata quando il pareggio per 2-2 sul campo dello Spoleto consegnò il primato in classifica alla squadra romana della Squibb.
Rinforzata di nuovi elementi, la Torres vinse il campionato di IV° Serie l’anno successivo, con Remo Galli nuovo allenatore rossoblù. Un girone d’andata pressoché perfetto consentì ai rossoblù di vincere il torneo con quattro giornate d’anticipo. Lepri, con 24 reti, arrivò secondo nella classifica dei goleador più prolifici.
Questa la formazione tipo del campionato 1958/59: Mistioni, Bisiacchi, Colusso, Marchisio, Fogli, Milan Sebastiani, Sabattini, Travison, Cadé, Lepri.
GLI ANNI ‘60
All’inizio degli anni 60, il ritorno di Vanni Sanna nello scacchiere rossoblù, garantì alla Torres più fantasia in fase offensiva.
Dopo 10 anni alla guida della Società rossoblù, lasciò la presidenza Tonino Maccari. Gli subentrò un gruppo di dirigenti che affidarono la squadra alla capacità tecnica dell’allenatore Piacentini. I risultati, in ogni modo, altalenanti non consentirono alla Torres un piazzamento diverso dalla sesta posizione ottenuta nella stagione 1962/63 nel campionato di Serie C.
 Il decimo posto nella stagione 1963/64 mise in luce pregi e difetti di una società proiettata, forse, in una dimensione oltre le proprie reali potenzialità.
Il talento di Lepri, abile nel dribbling e nel cercare la via del goal, e la velocità dell’esterno sinistro Milani furono troppa poca cosa per una formazione che aveva nella promozione l’obiettivo principale.
Questi i ragazzi schierati dal nuovo tecnico Allasio in quell’anno: Biagi, Sabattini, Colusso, Zini, Fogli, Cavallini, Nardi, Galli, Galasi, Milani, Lepri.
 L’anno successivo la situazione peggiorò rapidamente rimanendo coinvolto nella bagarre generale persino lo spogliatoio. In quell’anno i rossoblù si piazzarono al decimo posto e, nemmeno le ottime partite giocate contro la capolista Pisa e quella al cardiopalma contro l’Anconitana furono sufficienti per salvare la panchina del tecnico rossoblù.
Nel 64/65 l’arrivo di Varo Bravetti, proveniente dal Perugia, come General Manager al posto di Allasio portò esperienza in casa rossoblù.
Il nuovo “diesse” puntò tutto sull’acquisto di un terzino e di un mediano che garantissero, al centrocampo, quell’assetto del tutto assente gli anni precedenti. Arrivarono, così, Vaiani e Ripari. La squadra fu affidata al dott. Bosi, prima di allora allenatore del Perugia.
Gli schemi del nuovo tecnico non furono supportati dai risultati e, dopo 4 sconfitte consecutive, la Torres optò per il suo esonero.
Alla 17° giornata, Bravetti assunse l’incarico d’allenatore d’emergenza e, con il suo entusiasmo, portò i ragazzi di Sassari ad una vittoria scaccia crisi sul campo di Pistoia. L’esperienza di Bravetti consentì alla formazione rossoblù di salvarsi con qualche giornata d’anticipo, un ottimo risultato considerando il momento buio d’inizio campionato.
Nella stagione 65/66 Vinicio Viani accettò l’incarico di allenare la formazione rossoblù e Bravetti ritornò alla mansione di direttore sportivo. Il campionato fu abbastanza deludente e la Torres si piazzò al 12° posto.
Gli ultimi anni non si discostarono molto dai precedenti. L’arrivo di Tonino Colomban come allenatore portò nuova linfa vitale in casa rossoblù e le speranze di un campionato di vertice aumentarono con l’arrivo di nuovi rinforzi, tra cui Antonello Cuccureddu, che diventerà qualche stagione più tardi pedina fondamentale della difesa Juventina.
Le aspettative si rivelarono alquanto infondate ed i risultati altalenanti portarono la squadra ad una stagione fallimentare. La tecnica dell’undici rossoblù era d’indubbio valore ma la mancanza di una panchina lunga fu alla base dei risultati poco soddisfacenti.
L’unica nota lieta di quell’anno fu la promozione, a metà stagione, di Umberto Serradimigni come allenatore professionista.
Questa la formazione che, nel campionato 1967/68, si piazzò al decimo posto: Zaccheddu, Missio, Morbidoni, Cuccureddu, Bertolazzi, Polesello, Morelli, Maiani, Meneghetti, Nenci, Morosi.
L’anno successivo arrivò un buon quinto posto ma, i numerosi contrasti con Bravetti, spinsero Colomban a consegnare le dimissioni.
Con il nuovo tecnico Biagini, la Torres non ottenne i risultati sperati e i rossoblù si salvarono solo all’ultima giornata. Cambio anche ai vertici della Società con Giovanni Benassi eletto nuovo Presidente al posto di Cenzo Simon. Il nuovo patron richiamò Allasio con funzioni di “diesse” in sostituzione di Bravetti.
 
 
GLI ANNI ‘70
La crisi politica che caratterizzò gli anni settanta in Italia, colpì a livello economico anche la società rossoblù e, neanche l’arrivo di Gianuario Pinna riuscì a dare una scossa decisiva all’ambiente sportivo sassarese.
Con queste premesse, la squadra fu quella che assorbì maggiormente il tracollo, dove le retrocessioni, promozioni e soprattutto esoneri si susseguirono ripetutamente.
Vale la pena ricordare la stagione 76/77, nella quale la Torres si qualificò quarta nel campionato di serie D. I risultanti altalenanti tra le mura amiche rappresentarono l’emblema della crisi che attraversò la società in quegli anni.
Se la vittoria esterna con la Romulea, alla seconda giornata, si rivelò una boccata d’ossigeno, la sconfitta in casa con la Fulgorcavi per 2-1, riportò tutti alla realtà.
Le accelerazioni laziali si rivelarono un’arma micidiale, e l’attacco a tre punte non diede scampo alla difesa a quattro del tecnico Carradori. A tutto ciò si aggiunse la condanna della commissione vertenze economiche della lega nazionale semi professionistica, che costrinse la società torresina a versare al giocatore Ceccherini la somma di £ 600.000 a saldo spettanze per l’anno sportivo 75/76.
I segnali di ripresa arrivarono già nella partita con il Velletri, conclusa a reti inviolate dove, nonostante gli importanti forfait di Ferrante in difesa, Guerri a centrocampo, e Serpelloni e Pittoni in attacco, la squadra sassarese mise più volte il bavaglio all’undici laziale.
Il passo falso di Iglesias (0 – 3 in casa dei sulcitani) fu subito riscattato all’Acquedotto con il Formia quando l’ex olbiese Di Carlo, all’esordio in maglia rossoblù, inventò letteralmente il goal partita regalando ai propri colori la prima vittoria interna.
I due pareggi consecutivi con Nuorese e Calangianus e la vittoria per 1-0 con il Latina portarono a cinque le partite utili consecutive. In un campo ridotto ai limiti della praticabilità, Di Carlo e compagni imposero ai laziali il loro ritmo. Il risultato andò oltre il goal di misura. Il Latina si presentò all’Acquedotto con un ottimo ruolino di marcia (una sola sconfitta in nove gare disputate) e il timore reverenziale per la formazione di Leonardi fu d’obbligo.
Il goal fu realizzato da Pittorru che, di testa, indirizzò in fondo alla rete un tiro cross di Rotili.
Ma il vero trionfo arrivò alla 13° giornata, al Bartolani, con il Cisterna, dove i sardi si imposero per1-0. Sino al goal, la Torres controllò saggiamente la gara, merito di un centrocampo accorto dove il solito Rotili, la falsa ala destra Lombardi, Bravo e a turno Bonanomi e Di Carlo furono gli artefici dell’impresa.
Vittoria d’indubbio prestigio, sia per la classifica che per il morale, dando ragione a coloro che volevano il tecnico romano sulla panchina rossoblù.
Il girone di ritorno, iniziato all’insegna dell’ottimismo, portò due punti importantissimi nella sfida con il fanalino di coda Romulea.
Il tecnico della squadra ospite Bernardini, nel tentativo di arginare le giocate di Di Carlo, costrinse il suo miglior difensore Palmieri ad una marcatura ad uomo sul fantasista rossoblù. Il goal arrivò nella ripresa, con un preciso rasoterra di Giacometti.
La vittoria sulla Fulgorcavi per1-0, goal di Di Carlo, riaccese le speranze, se non per una improbabile promozione, quantomeno per un fine campionato all’altezza delle aspettative. Il sogno rossoblù di portarsi a cinque punti dal Bancoroma s’infranse in terra toscana, dove nel recupero di campionato, la Tuscania si impose sulla formazione sarda per 2-0.
Lo 0-0 con il Civitavecchia degli ex Pellé e Rizzato e il secco 2-0 con l’Iglesias, misero in evidenza i limiti, se non tecnici, almeno di carattere dei ragazzi di Carradori, accusati dalla stampa locale a più riprese di poco impegno, talvolta assai scarso, profuso dai singoli sul terreno di gioco.
Tre pareggi consecutivi e la sconfitta con il Formia per 2-0, allontanarono così velleità d’alta classifica.
La settimana successiva, il Calangianus impattò all’Acquedotto per 0-0. La squadra gallurese impostò una formazione di tutto contenimento, imbottita a metà campo di centrocampisti. Il derby si rivelò abbastanza incolore, con Rotili e compagni incapaci di imporre il proprio gioco sul terreno amico.
La vittoria con il Sant’Elena per 3-0, reti di Gavini, Bravo e Rotili, permise alla Torres, trascinata da un superbo Bonanomi, di raggiungere il quarto posto, che mantenne sino alla fine, grazie al passo falso dei barbaricini a Calangianus.
Arrivarono altre vittorie: 1-0 contro l’Almas (goal di Di Carlo), 2-0 esterno contro il fanalino di coda Rieti (goal di Bravo e Rotili), ma i numerosi pareggi che si susseguirono per tutto il girone di ritorno non consentirono ai sassaresi d’ottenere un piazzamento migliore del quarto posto, raggiungendo quel traguardo minimo che la società si era prefissata: la coppa Cossu – Mariotti, riservata alle formazioni di serie D.
La crisi societaria, che visse in quegli anni la Torres, si ripercosse non solo nei risultati ma anche a livello dirigenziale e l’alternarsi di presidenti alla fine degli anni settanta ne fu una prova.
Franco Masala succedette a Gianuario Pinna, ma i piazzamenti in classifica non migliorarono (un ottavo e un settimo posto), sino al campionato 1980 – 81, quando la Torres centrò la promozione in C2 sotto la nuova direzione del presidente Bastianino Vanacore.
 
GLI ANNI DI ZOLA. LA CRISI. LA RINASCITA
Alla morte di Bastianino Vanacore, un triumvirato composto da Bruno Rubattu, Silverio Multineddu e Piero Mele prese le redini della Società.
Con una Società sana, i risultati non si fecero attendere e, dopo il quarto posto nel campionato 1981/82, la Torres sfiorò la promozione in C/1 con il nuovo patron Antonello Lorenzoni.
Sotto la guida del compianto Vanni Sanna, la Torres si giocò sino alla fine il primato in classifica, ma dissapori interni tra la Società ed il tecnico portarono all’esonero di quest’ultimo.
Il 2 marzo, tre giorni dopo il match contro il Sant’Elena, il Consiglio d’Amministrazione, con delibera unanime, esonerò Vanni Sanna. Al suo posto subentrò Mario Tiddia. Dopo una stagione altalenante, i rossoblù si giocarono la promozione all’Acquedotto contro la capolista Prato. La squadra toscana, decisamente più forte di quella sarda, s’impose per 2-0, goal Vitale e Venturini, guadagnando la promozione con due giornate d’anticipo.

L’anno successivo, arrivò alla corte di Lorenzoni Angelo Domenghini. Il nuovo tecnico rossoblù potenziò soprattutto il reparto offensivo, il tallone d’Achille della Torres nelle passate stagioni.
L’arrivo di Cau portò maggiore incisività in avanti, ma i risultati non arrivarono ugualmente e dopo tre pareggi consecutivi con Olbia, Sant’Elena, Civitavecchia, lo 0-0 di Casale, a metà novembre, costò la panchina del tecnico rossoblù.
L’arrivo del nuovo tecnico Roberto Balestri non portò grosse modifiche, almeno tatticamente, allo scacchiere torresino ed i risultati non brillanti che accompagnarono la squadra in questa stagione, non consentirono che un piazzamento a ridosso delle prime della classe. Poco felici i due anni successivi, dove la Torres non andò oltre l’ottavo ed il nono posto.
Nella stagione 1986/87, la squadra fu affidata a Bebo Leonardi. Bruno Rubattu divenne il nuovo presidente della Torres.
 La squadra fu completamente rivoluzionata nel suo organico e l’arrivo di Mario Piga e Gianfranco Zola, allora poco più di un ragazzino, garantirono al centrocampo sassarese, supportato peraltro dall’esperienza di Lubbia e Petrella, il giusto raccordo tra attacco e difesa. 
Leonardi ebbe il merito di costruire uno spogliatoio compatto, che si avvalse del carisma di giocatori del calibro di Del Favero, Ennas, Piga, Tolu.
I rossoblù si guadagnarono la promozione in C/1 all’ultima giornata, vincendo per 1-0, goal di Mario Piga, contro l’Alessandria. Questi i gladiatori della promozione: Pinna, Cariola, Poggi, Petrella, Bertini, Del Favero, Tolu, Lubbia, Zola, Galli, Piga, Dossena, Ennas.
L’anno successivo, i rossoblù mantennero l’organico della passata stagione e, dopo un ottimo girone d’andata, i risultati altalenanti di fine campionato costrinsero la Torres ad accontentarsi del settimo posto in classifica, un traguardo di prestigio per una formazione partita ad inizio anno con la salvezza come unico traguardo.
Partita con l’obiettivo di bissare quantomeno la stagione precedente, la Torres si preparò al campionato 88/89 con velleità d’alta classifica. La Società rossoblù si limitò a rinforzare la squadra nei reparti che più avevano bisogno di qualche nuovo innesto: Di Rosa e Barrella a supporto della linea difensiva e soprattutto l’acquisto di Favo, che arrivò a campionato iniziato, permise alla coppia Piga e Zola maggiore libertà di movimento nella manovra offensiva. Colpita a freddo dall’esonero di Bebo Leonardi alla vigilia di campionato, la Torres non risentì più di tanto il cambio di allenatore, imponendosi nettamente con il risultato di 3 – 0 in casa con il Rimini di Iaconi. Questa la formazione schierata all’esordio dall’allenatore in seconda Lungheu: Pinna, Barrella, Di Rosa, Dossena, Mazzeni, Del Favero, Tolu (Di Francesco all’75’), Piga, Bardi, Zola, Ennas (Micciola all’86’).
Liguori accettò di allenare i rossoblù al posto di Leonardi. Sotto la guida del nuovo tecnico, Zola e compagni conquistarono, con il quarto posto in classifica, il diritto di disputare la Coppa Italia.
La stagione 89/90 non fu esaltante come le due precedenti. La Torres, rivoluzionò tutto lo schieramento rossoblù e la squadra fu affidata al nuovo mister Paolo Specchia.
La partenza di Gianfranco Zola, destinazione Napoli, non fu supportata da altrettanto talento e, senza il fantasista di Oliena, la Torres non andò oltre il quinto posto, riuscendo a salvarsi, con la vittoria per 2-0 contro la matricola Ischia, soltanto all’ultima giornata.
GLI ANNI ‘90. LA NUOVA SOCIETA’
La crisi societaria che colpì la Torres agli inizi degli anni ’90, non consentì l’iscrizione nel campionato professionistico di serie C/2 ed i rossoblù si trovarono costretti a giocare tra i dilettanti nella stagione 1991/92. Per il secondo anno consecutivo, la panchina fu affidata ad Angelillo. La formazione sassarese si rese protagonista di un inizio di stagione abbastanza altalenante e, al primo test importante contro la Viterbese, i rossoblù conobbero l’onta di una bruciante sconfitta, che costò la panchina di Angelillo. Al suo posto, subentrò il compianto Vanni Sanna. Il nuovo allenatore ebbe il merito di dare alla squadra una nuova mentalità ed i risultati non si fecero attendere. Le quattro vittorie consecutive contro Grosseto, Tivoli, Alghero e Tharros, permisero alla Torres di presentarsi al giro di boa con una posizione in classifica abbastanza rassicurante che mantenne, tra alti e bassi, per tutto il girone di ritorno. Proprio in quei mesi, il presidente Corrado Sanna presentò istanza di fallimento presso il tribunale, depositando contemporaneamente il nome della Società: Polisportiva Sassari Torres.
Il Club sassarese non perdette il titolo sportivo e l’anno successivo poté iscriversi ugualmente al campionato di Serie D. Il nuovo tecnico Eppe Zolo volle una formazione completamente rivoluzionata nei suoi elementi. Ottima la stagione disputata dai rossoblù, quell’anno. La Torres si giocò contro l’Aquila, in una finale-spareggio, la promozione in Serie C/2. Al Flaminio di Roma, la Torres s’impose per 2-1 sugli abruzzesi, conquistando il diritto di giocare nuovamente tra i professionisti.

Nella stagione successiva, la Torres si presentò al cancelletto di partenza con lo stesso organico della promozione. I rossoblù giocarono un bruttissimo girone d’andata, ma l’arrivo di Massimiliano Pani alla corte di Zolo portò nuova linfa vitale al gioco stentato della formazione sassarese. La salvezza arrivò quasi inaspettata, frutto della serie impressionante di risultati utili consecutivi ottenuti nel finale di stagione. Questa una delle formazioni schierate da Zolo quell’anno: Pintauro, Podda, Paolini, Costa, Pinna, Carta, Fini (Carnevale), Conti V., Greco, Pani, Manca.
Pagato lo scotto del ritorno in serie C/2, la Torres cercò quasi subito di costruire una squadra che potesse affrontare un campionato di vertice. Nella stagione 1994/95, la dirigenza rossoblù confermò gran parte della rosa che, l’anno prima, aveva raggiunto il traguardo della salvezza. Giampietro, Greco, Fragliasso, Chessa e Pani costituirono l’ossatura della squadra, mentre i nuovi rinforzi andarono a completare principalmente il reparto difensivo, l’anello debole del passato campionato. Il campionato sembrò iniziare sotto i migliori auspici ma, contro il Lecco, arrivò la prima pesante sconfitta, aggravata dall’espulsione senza attenuanti di Pintauro e Pani nel corso dell’incontro. Bisogna subito reagire e, sul campo del Saronno, una Torres tutto genio e sregolatezza impose il proprio ritmo agli avversari vincendo per 3-2 un incontro dominato per tutti i 90 minuti di gioco. La sconfitta contro il Novara e il ricorso a molti giocatori della primavera per ovviare all’assenza di alcuni giocatori titolari, costretti a dare forfait per infortunio o squalifica, furono decisivi nel lungo periodo negativo che accompagnò la Torres a metà stagione. Prima Zolo, poi Sibilia si alternarono alla guida della formazione rossoblù. Con l’arrivo del nuovo tecnico, i rossoblu riuscirono a trovare nuove motivazioni e con esse il gusto della vittoria. Il brutto avvio di stagione non permise alla Torres velleità d’alta classifica e, tra alti e bassi, i rossoblù cercarono almeno di evitare gli spareggi play-out. La salvezza arrivò sul campo del Pavia, quando il pareggio a reti inviolate fu sufficiente per garantire ai sardi un altro anno di permanenza in C. L’anno successivo, il campionato non iniziò sotto i migliori auspici. Il passaggio della Società Torres dalla proprietà Marrosu nelle mani di un imprenditore d’oltre Tirreno dalle credenziali alquanto dubbie, Giovanni Gasparoni, suscitò non poche polemiche in seno alla tifoseria, che si trasformarono in aperta contestazione quando le notizie sulla serietà del nuovo presidente divennero più incalzanti.
Prima Canali, poi Angelo Sormani ed infine, nuovamente Canali si alternarono alla guida della formazione Torresina. Il clima in città divenne sempre più ostile e, quando anche gli organi di stampa chiesero la testa del presidente, Gasparoni fu costretto a cedere lo scettro. La nuova gestione Marrosu, con allenatore nuovamente Canali, diede subito i suoi frutti e, in un clima più disteso, arrivarono anche i risultati. La Torres chiuse il girone d’andata con una perfetta media inglese. Ottimo anche il girone di ritorno, che gli valse un posto nei play-off. Contro l’Alzano, in due partite secche, i rossoblù si giocarono un posto per la finalissima. Purtroppo l’Alzano, vincendo 2-1 sul proprio terreno, tolse alla Torres l’occasione di giocarsi una storica opportunità, abbandonando così provvisoriamente il sogno di una promozione alla categoria superiore. Anno di transizione quello successivo, con il nuovo tecnico Buccilli alla guida della formazione torresina. La stagione 1996/97 non fu esaltante come quella precedente. Per la verità, i rossoblù si trovarono invischiati nella lotta per non retrocedere e tre sconfitte consecutive contro Tempio, Lecco e Pro Sesto costarono la panchina al tecnico. Il nuovo tecnico Mario Piga diede fiducia all’undici titolare. Registrata la difesa e rinforzato il centrocampo, i ragazzi di Piga costruirono le vittorie salvezza sulle corsie esterne con Dettori e Sulcis autentici dominatori delle fasce laterali. Con il traguardo a portata di mano, la Torres allentò la concentrazione, ma il 3-1 al Voghera, alla penultima giornata, permise ai sassaresi di evitare gli spareggi play-out
Memore degli errori compiuti l’anno prima, La Torres affrontò il campionato 1997/98 con la giusta tranquillità, ormai una chimera per la città di Sassari. Ben pochi giocatori furono confermati. L’esperienza di Francolino Fiori, la classe di Frau e il carattere di Fabio Chessa sono qualità molto difficili da trovare in un campionato duttile come quello di C/2 e il tecnico Mario Piga costruì su questi tre elementi l’ossatura della sua squadra. I sogni rossoblù di un campionato alla ribalta cominciarono a vacillare già alla terza giornata, quando la Vis Pesaro espugnò l’Acquedotto con Fioravanti, al 27′ del p.t., con un tiro a mezza altezza.
La sconfitta per 2-0 contro la Spal e il successivo pareggio a Viterbo costarono la panchina a Mario Piga. Al suo posto fu chiamato Alberto Mari. Il nuovo tecnico della Torres non esordì come forse ci si aspettava dalla cabala, subendo a Macerata la prima sconfitta del suo mandato. La dirigenza rossoblù fu costretta ad un rapido ritorno sul mercato. La Torres si riscattò la settimana successiva nel derby contro il Tempio, quando Chessa e Fiori imposero la legge dell’Acquedotto ai galletti di Zecchini. La vittoria del derby si rivelò, però, un fuoco di paglia. Il 3-3 nella trasferta di Viareggio fu ampiamente vanificato dalle brucianti sconfitte in casa contro il Teramo per 3-2 (reti di Frau al 29′ e Fiori al 60′) e l’Arezzo per 1-0, che ricacciarono la Torres in piena zona play-out.
La classifica molto corta lasciò parecchi margini di miglioramento alla formazione di Mari che, al giro di boa, conquistò nove risultati utili consecutivi. L’ottimo girone di ritorno disputato dai rossoblù fu completamente vanificato da un finale di campionato a dir poco disastroso, tanto da giocarsi la salvezza nei play-out contro l’Ospitaletto. La salvezza ottenuta nello spareggio play-out (3-0 e 3-2, entrambi i risultati a favore dei rossoblù), indusse la dirigenza ad un ritorno sul mercato per affrontare il campionato 1998/99 con velleità, quantomeno più ambiziose. Eccellente in casa, abbastanza rinunciataria in trasferta, i rossoblù mantennero la vetta della classifica per gran parte del girone d’andata.
Con l’inizio del nuovo anno, i rossoblù non si seppero ripetere, incappando in una serie impressionante di risultati negativi che la fecero precipitare fuori dal discorso play-off. L’arrivo di Giacalone garantì maggiore fluidità alla manovra e i risultati non si fecero attendere. A marzo, purtroppo, la situazione ritornò quella di prima, con tre pareggi consecutivi, troppi per una formazione con velleità di promozione. Il 2-2 al “Mancini” di Fano, segnò l’ultimo sussulto di un campionato tutto sommato positivo, anteprima dell’ottima stagione disputata dai rossoblù l’anno dopo quando seppero conquistare la tanto sospirata promozione in serie C/1.
Nella stagione 1999/2000, la necessità di una rivoluzione in casa Torres portò un gruppo di imprenditori sassaresi, guidati da Leonardo Marras e Rinaldo Carta, a prendere per mano una Società che aveva bisogno di un forte scossone all’interno del proprio direttivo e, sotto questi auspici, fu acquistata la Torres dal gruppo Marrosu.
Felice il ritorno di Bebo Leonardi alla guida della formazione rossoblù. Ottimo l’inizio di stagione, ma fu con l’arrivo di Luca Amoruso alla corte sassarese che la Torres guadagnò la vetta della classifica. Nel mese di dicembre, un lungo digiuno di risultati, favoriti da infortuni e squalifiche, permisero a Triestina e Rimini di riportarsi in testa al campionato. La vittoria scaccia crisi arrivò all’Acquedotto contro il Padova. Con l’arrivo del nuovo anno, Bebo Leonardi poté contare su tutto l’organico a sua disposizione. Con la rosa al completo, i rossoblù tennero testa alle prime della classe sino alla penultima giornata, quando arrivò il tanto atteso quanto insperato sorpasso. Sfruttando il doppio passo falso di Rimini e Triestina (sconfitte rispettivamente a Gubbio e Castel San Pietro), la Torres guadagnò la vetta della classifica.
Ora bisognava solo vincere e, nella trasferta di Mestre, la Torres ottenne con un netto 3-0 una promozione che mancava da ben sette anni. Questa la formazione che ottenne la promozione in Serie C/1: Pinna, Panetto, Lacrimini (al 31′ s.t- Lungheu), Pinna S., Chechi, Garau, Federico (al 1′ s.t. Nicoletto), De Angelis (al 47′ s.t. Rusani), Udassi, Amoruso, Langella.
 
GLI ANNI DELLA C1
Il nuovo millennio si apre sotto i migliori auspici con i rossoblù che ritornano in serie C1 dopo nove anni. La stagione 2000/2001 parte subito con il cambio alla presidenza della società: a Leonardo Marras succede Rinaldo Carta, azionista di maggioranza. Il neo presidente conferma il tecnico Leonardi ed il nucleo dei giocatori che pochi mesi prima avevano vinto il campionato, comprese le stelle Luca Amoroso e Karasavvidis.
La campagna acquisti è in tono minore. Arrivano solo giovani di belle speranze ma di poca esperienza come Polizzano, Bagatti, Izzo, Lo Russo, Redavid e Guarneri, mentre vanno via due protagonisti della promozione: Sandro Federico e Sebastiano Pinna.
La rosa sembra, da subito, non all’altezza, contro avversarie nobili come Savoia, Palermo, Catania, Ascoli, Messina ed Avellino. L’inizio, con un solo successo in 7 gare, lo conferma. La società corre ai ripari e tessera il mediano Lo Nero, l’ala De Amicis, il fratello più piccolo degli Amoruso, Fabio, oltre all’esperto difensore Riccardo Castagna, mentre il greco Karasavvidis viene ceduto al Como in serie B. La squadra beneficia del mercato di riparazione e risale la classifica togliendosi numerose soddisfazioni.
Tutte le grandi vengono surclassate dalla qualità del gioco dei sassaresi che espugnano Messina (3-2), impattano a Palermo (1-1) e affossano sull’erbetta dell’Acquedotto compagini di spessore come Savoia (2-1), Catania (3-0) ed Ascoli (4-2). Con il successo di Castel di Sangro (1-2) nell’ultima giornata di andata la Torres aggancia così la zona play off.
Protagonisti di questo exploit Luca Amoruso che, insieme ad Udassi e a Langella, forma il tridente più prolifico del campionato.
Anche nel girone di ritorno l’undici di Leonardi si conferma tra le formazioni di testa e, dopo aver sconfitto Messina (2-0), Viterbese (2-1) e Palermo (3-0), aggancia la terza posizione in classifica. L’apoteosi è proprio la gara contro i rosanero siciliani che vantano la rosa migliore di tutta la categoria.
Nella partita del 25 marzo, di fronte ad oltre 10.000 spettatori, i rossoblu giocano una gara perfetta infliggendo agli avversari una lezione di gioco.
Le reti sono firmate da De Amicis e da Luca Amoruso che realizza una doppietta. La squadra che scende in campo in quella partita è: Pinna, Nicoletto, Castagna, Lo Nero, Chechi, Garau, De Amicis, De Angelis, Udassi, Amoruso, Langella.
Purtroppo in quella gara un grave infortunio costa la stagione a Castagna, perno della difesa. La marcia subisce un rallentamento con 2 soli punti in tre gare.
Per entrare nei play off si rende necessario, alla penultima giornata, espugnare il campo dell’Ascoli. Il 6 maggio del 2001 la Torres gioca la più bella gara della stagione ma ciò non basta, la sfortuna (ben 2 autoreti) ed i miracoli del portiere dei bianconeri di casa costano la sconfitta per 2-1 e la matematica esclusione dagli spareggi promozione.
La Torres chiude solo settima, troppo poco per una squadra che aveva giocato il miglior calcio della categoria.
In estate si consuma il divorzio con il tecnico Leonardi. Il presidente Carta perde il socio Montalbano e affida la panchina all’emergente tecnico Petrelli.
Con pochi soldi a disposizione il mercato in entrata è decisamente in tono minore; arrivano solo i giovani, peraltro ottimi (scuola Juventus) Gorzegno e La Vecchia mentre dopo sole tre gare la società decide di far cassa e cede il fuoriclasse Luca Amoruso al Crotone in serie B.
L’inizio del campionato è difficile: neppure un successo in 8 gare. Il penultimo posto in classifica costa il posto al tecnico che viene sostituito dal molisano Salvo Fulvio D’Adderio. Il neo mister esordisce subito con un successo sul Benevento. Ridisegnata nel suo assetto di gioco, la squadra, a dicembre, inanella 3 vittorie di fila con Lodigiani (2-0), a Fermo (1-0), e con la Nocerina (3-0) e si piazza a centro classifica alla fine del girone di andata. Il mercato invernale però porta alla cessione di uno dei giocatori chiave della formazione, Langella, mentre arrivano Cossu dal Verona e la punta argentina Emiliano Rey.
La squadra va a corrente alternata e le buone prestazioni si confondono con pessime prove che portano l’undici rossoblu a rischiare di scivolare nei play out.
Serve l’ultimo minuto di gioco dell’ultima partita stagionale (gol dell’1-1 al 90° di Rudy Nicoletto al Pescara) per sancire la salvezza matematica.
La stagione 2002/2003 riparte con Carta ancora alla presidenza che richiama alla guida della squadra Lamberto Leonardi. L’idillio durerà solo sei partite, un solo successo ed il penultimo posto sono sufficienti per chiudere definitivamente i rapporti tra il tecnico romano e la Torres. A parziale giustificazione degli scarsi risultati una campagna acquisti decisamente di basso profilo. All’arrivo dalla Sampdoria di Marco Sanna ed al ritorno a Sassari di Frau seguono acquisti in tono minore come quelli delle punte Alberti e Sansovini e dei difensori Francesco Sanna, Fasano, Mei ed Anselmi, tutti provenienti dalle categorie inferiori, oltre alla promozione in prima squadra dei giovani sardi Niedda, Sotgiu e Zedda.
Sul fronte della partenze si registrano gli addii di giocatori importanti come Nicoletto, Lo Nero e De Angelis oltre a quelli dei giovani di valore La Vecchia e Gorzegno. Dopo l’avvio negativo Carta corre ai ripari ed ingaggia alla guida tecnica l’apprezzato Bernardo Mereu che, nonostante una serie di prestazioni altalenanti, risolleva una squadra sull’orlo del baratro dopo la sconfitta interna col Paternò; penultimo posto e -5 dalla salvezza.
Rinforzata dagli arrivi invernali dai centrocampisti Zitolo e Mortari e della punta Gianluca De Angelis, la Torres inanella 6 turni utili e si risolleva conquistando la matematica salvezza con una giornata d’anticipo pareggiando in casa col Lanciano 1-1. La formazione che conquista il punto decisivo è: Pinna, Panetto, Fasano, Chechi, Castagna, Marco Sanna, Zitolo, Mortari, Udassi, Frau, De Angelis.
L’aver conquistato la salvezza consente a Mereu di sedersi anche per la stagione successiva sulla panchina rossoblu ed in sede di mercato la squadra, nonostante la partenza di Frau, pare rinforzata dall’arrivo di giocatori provenienti dalle categorie superiori come il centrale difensivo Quaglia, il fantasista Emiliano Melis e l’attaccante Vincenzo Palumbo.
Anche le amichevoli estive sembrano dare l’impressione che la formazione sia più che valida visto che i rossoblu si permettono addirittura il lusso di far soffrire due squadre di serie A, imponendo il pari alla Sampdoria e perdendo di misura col Bologna a soli 5 minuti dal termine.
Anche in coppa Italia i rossoblu macinano gioco e punti qualificandosi al turno successivo ma in campionato è tutta un’altra storia. Dopo 15 giornate la Torres è ultima in classifica con il poco invidiabile record di ben 7 sconfitte consecutive.
Ad aggravare la situazione c’è la perdita della punta di diamante Palumbo, squalificato per 6 mesi perché coinvolto in uno scandalo di droga risalente al periodo della sua permanenza a Palermo. La pessima serie costa la panchina a Mereu. Viene richiamato D’Adderio per tentare di salvare la barca che affonda. Con il nuovo mister non si vede un bel calcio ma in termini di risultati la squadra si rialza e, pur tra alti e bassi, riesce ad arrivare all’ultima giornata a potersi giocare la salvezza senza passare per i play out. Il punto decisivo i rossoblu lo conquistano a Pisa, per quella che sarà ricordata, tra i tifosi rossoblu, come una delle più belle trasferte in assoluto. La gioia della matematica permanenza in C1 la regala Gianluca De Angelis che realizza il gol dell’1-1 a soli 6 minuti dal termine.
D’Adderio viene confermato anche per la stagione 2004/2005 e viene affiancato dal suo amico Nicola D’Ottavio nel ruolo di Ds. Nonostante le ristrettezze economiche, (tanto che Carta manifesterà l’intenzione di farsi da parte senza trovare, però, nessun altro imprenditore pronto a rilevare la Società), il duo decide per un ritiro in Molise. Si rinnova quasi completamente la rosa. Se ne va, tra gli altri, dopo 7 stagioni, il capitano Chechi, mentre arrivano giocatori d’esperienza ma privi di stimoli come Cherubini, Geraldi, Manni, Petitto, Silvestri e Zitolo. Gli unici acquisti interessanti sono quelli di Tozzi Borsoi, Medda e dello sfortunato Papa, che garantiscono un buon avvio di stagione che porta la squadra in una tranquilla posizione di centro classifica. Ma una serie nera di 10 gare senza vittorie fa precipitare la Torres in piena zona play out e costa la panchina al contestatissimo D’Adderio che viene sostituito da Leonardo Manichini.
Con il nuovo tecnico arriva nel mercato di riparazione anche l’esterno Davide Marchini, giocatore che, con la sua doppietta nel penultimo turno contro la Pro Patria, si rivelerà decisivo per conquistare la salvezza con una giornata d’anticipo.
 
LA STORIA RECENTE
In estate il presidente Carta, che si era dimesso a metà dalla stagione precedente, decide di riprendere la poltrona di comando e, grazie anche alla collaborazione con la Juventus, allestisce una squadra molto competitiva che viene affidata ad un tecnico di primo piano: Antonello Cuccureddu.
Il neo tecnico manda via gran parte dei giocatori che avevano deluso l’anno precedente compresi capitan Udassi e Mortari. Arrivano a Sassari elementi di sicura affidabilità come i due difensori De Martis (che riveste la maglia della Torres dopo 13 anni) e Morello, la punta Evacuo, oltre alle giovani promesse Bartolucci, Guberti, Luci e Pesce.
L’entusiasmo della piazza viene subito smorzato dalla decisione della Covisoc
di escludere la Torres dal campionato per aver presentato in ritardo la documentazione attestante il pagamento di un debito verso l’erario.
A questa mazzata seguono quasi due mesi di passione per i tifosi, che ricorrono anche al blocco del porto di Porto Torres per smuovere le istituzioni e l’opinione pubblica al fine di evitare la cancellazione del sodalizio.
Alla fine sono decisivi quattro gradi di giudizio per poter festeggiare.
Il 9 agosto del 2005 arriva la sentenza con cui il Consiglio di Stato dà regione al presidente Carta ed annulla l’esclusione operata dalla Figc.
Il momento positivo si ripercuote anche in seno alla società. A Carta si affianca l’imprenditore gallurese Edoardo Tusacciu che, alla presentazione della squadra, promette addirittura la serie A.
Il rinnovato entusiasmo contagia la piazza ed anche la squadra gira bene.
Si esce indenni dal San Paolo di Napoli e dal Curi di Perugia ed alla fine del girone d’andata i rossoblu si piazzano a ridosso della zona play off.
All’ottimo andamento sul campo fa da contraltare la pessima situazione della Società che sprofonda in un debito di oltre 3 milioni di euro.
Carta si fa da parte e Tusacciu, complice anche una crisi improvvisa della sua azienda, decide di abbandonare accusando l’ex presidente di aver tenuto nascosti i debiti accumulati. I due andranno avanti per anni a colpi di carte bollate.
Per evitare che la situazione precipiti è il vice presidente Piero Mele a farsi carico del prosieguo della stagione.
La squadra non risente della crisi societaria ed anzi, man mano che passa il tempo, pare prendere coscienza della sua forza.
L’apice è il 30 gennaio 2006 quando la corazzata Napoli viene affondata all’Acquedotto da una doppietta di Felice Evacuo che manda in visibilio gli oltre 10.000 spettatori presenti. Per il match contro la capolista Cuccureddu manda in campo Pinna S., Medda, Russo, Sanna M, Morello, De Martis, Guberti, Luci, Tozzi Borsoi, Minetti, Evacuo. I sassaresi si ritrovano quarti.
Alla penultima giornata travolgono per 3-0 la Sangiovannese agganciando il terzo posto e la matematica partecipazione ai play off per la serie B.
Proprio nel momento decisivo la barca comincia ad affondare. Da una parte c’è la truffa a spese dei tifosi, con la scomparsa dei soldi dell’azionariato popolare, dall’altra la debacle sul campo. Nella doppia gara di semifinale col Grosseto la Torres esce sconfitta in entrambe le occasioni per 1-0.
Clamorosa e discussa l’occasione fallita nella gara di ritorno con Tozzi Borsoi, rigorista sino ad allora infallibile, che si fa parare il tiro dagli 11 metri.
È l’inizio della fine, si passa nel giro di un mese dal sogno della B all’esclusione dalla C1 con tanto di perdita di tutto il parco giocatori.
Seguono mesi di passione e proprio sul filo di lana è l’imprenditore sassarese Antonio Mascia ad iscrivere la squadra in C2 sfruttando il cosiddetto Lodo Petrucci che consente al club di non dover ripartire dai dilettanti. La squadra va ricostruita da zero ed in poco tempo, gli unici superstiti della stagione precedente che accettano il declassamento sono Frau, Seba Pinna e Alesssandro Cherchi.
Per il resto il DS Palmas ed il neo tecnico Costantini si affidano a giocatori che nonostante contratti economicamente importanti sono ormai a fine carriera (Magnani, Monaco, Caterino, Delle Vedove, Marra) o a giovani ancora troppo acerbi per la categoria (Cibocchi, D’Aniello, Giusino, Di Felice, La Rocca, Mair).
La stagione comincia nel peggiore dei modi con la sconfitta per 4-0 a Cuneo e nonostante i gol di Frau e l’impegno tra gli altri di giovani di belle speranze come Guariniello e Imparato la squadra rimane per tutto il girone di andata nei bassifondi della classifica. Ad aggravare la situazione arriva una penalizzazione di due punti per ritardi nei pagamenti da parte di Mascia.
A gennaio il presidente corre ai ripari e rinforza la squadra mandando via Monaco e Marra ed acquistando, oltre al rientrante Pierluigi Porcu, Sannibale, Ottonello, Rossi Chaveneut, Gazzola, Nodari e Germinale. Arrivano anche i risultati che portano la squadra fuori dalla zona calda, anche se la salvezza matematica viene conquistata solo all’ultima giornata, a Bolzano contro il Sud Tirol, grazie alla rete di Denis Mair a 4 minuti dal termine.
Il 2007/2008 vede ancora sul ponte di comando il Presidente Mascia che affida la conduzione tecnica all’apprezzato Luciano Foschi.
Gli unici superstiti dell’anno precedente sono Deliperi, Porcu, Cherchi, Furiani, Ottonello, Pinna e Frau, mentre alla corte del mister laziale arrivano i difensori Serao e Lizzori, i centrocampisti Mascia, Massaro, Molino e Sogus e le punte Carlet e Federici. La squadra parte bene, con 9 vittorie in altrettante gare interne e due soli ko, a Vercelli e Crema chiudendo l’ andata inaspettatamente al secondo posto.
Nel girone di ritorno i rossoblu colgono due soli successi in 13 giornate ma la mazzata decisiva, che costa i play off, arriva dalla sede della Lega di C che infligge alla società ben 8 punti di penalizzazione per false documentazioni presentate all’organismo di controllo: la Covisoc.
Con questo fardello della penalità la squadra deve attendere l’ultima giornata per poter festeggiare la salvezza che arriva via radio perché impattando per 1-1 ad Ivrea è necessario attendere la notizia della sconfitta del Cuneo che, a pari punti con i rossoblu, è condannato ai play out dagli scontri diretti sfavorevoli.
Ma la gioia per lo scampato pericolo dura poco. Nel mese di giugno il mancato ripianamento dei debiti da parte di Mascia, che attende invano i promessi contributi regionali, costano l’esclusione della squadra dalla C2 da parte della Covisoc, nonostante le mobilitazioni dei tifosi che cercano in tutti i modi di salvare il simbolo sportivo della città, (pagando a proprie spese addirittura il ritiro ai pochi giocatori rimasti in attesa dei ricorsi). Questa volta non c’è niente da fare, neanche il Consiglio di Stato evita la cancellazione del club dai professionisti. E’ il 27 agosto 2008, una data che rimarrà tristemente storica. Dopo 57 anni la Torres è costretta a giocare tra i dilettanti regionali.
Si riparte dalla Promozione con una squadra allestita in fretta e furia da Leonardo Marras che ritorna sul ponte di comando come presidente super partes gestendo i soldi degli sponsor, tra cui spicca D’Onofrio, amministratore di Televideocom.
Il neo presidente affida la panchina a Roberto Ennas e mette sotto contratto alcuni tra i migliori giocatori del calcio dilettantistico sardo. I risultati non tardano ad arrivare; si parte con 6 vittorie di fila e la sconfitta con l’Olmedo non intacca la marcia dei rossoblu che chiudono l’andata con 8 punti di vantaggio sulla terza in classifica.
Anche il girone di ritorno parte bene e l’8 marzo col successo sulla rivale diretta, Olmedo, la squadra chiude praticamente i conti quando mancano ancora 9 giornate, ma non c’è tempo per gioire perché si riparla di crisi economica a causa di alcuni sponsor che non hanno versato quanto promesso. Le proteste dei giocatori e un finale di campionato sottotono non consentono di festeggiare al meglio la promozione in Eccellenza.
Il torneo 2009/2010 è preceduto dai consueti problemi societari.
Si va da una fantomatica cordata di imprenditori pronta a rilevare il club, alla conferma alla guida della società del duo Marras-D’Onofrio che, portandosi dietro un fardello di debiti dall’anno precedente, allestiscono una squadra poco consona alle attese dei tifosi, affidandola ad un tecnico molto apprezzato nell’ambiente come Tamponi; i risultati sul campo, però, sono deludenti, mentre si muove qualcosa sul fronte societario con l’ingresso di Antonello Lorenzoni, già presidente nei primi anni 80.
Lorenzoni prende da subito il comando delle operazioni, mentre Marras e D’Onofrio si fanno da parte, ma nemmeno tre allenatori (dopo Tamponi, Cirinà e infine Hervatin) e un gruppo rivoluzionato a campionato in corso, servono ad agganciare un posto nei play off.
Le 4 sconfitte di fila nel finale di stagione lasciano la squadra in una mediocre posizione di centro classifica.
La stagione 2010/2011 vede la nascita di nuova società, costola della femminile A.S.D. Torres Calcio: l’A.S.D. S.E.F. Torres 1903. Al timone c’è ancora il presidente Lorenzoni che, per rilanciare le ambizioni torresine, chiama l’ex bomber Roberto Ennas alla guida tecnica. Il sodalizio dura poco perché il 27 settembre 2010, la società esonera il tecnico per i cattivi risultati di inizio stagione  e nomina come nuovo allenatore Angelino Fiori.. Solo pochi mesi di lavoro per il decano degli allenatori sardi che lascia nuovamente il posto a Ennas nel gennaio 2011, a sua volta dimessosi un mese dopo, a seguito della sconfitta per 3-1 subita a Tortolì.
Si riparte da un nuovo tecnico, già conosciuto da Lorenzoni, Guglielmo Bacci. Sotto la sua guida per il prosieguo della stagione la squadra risale la china e ottiene il 2º posto in classifica e la conseguente partecipazione ai play off come testa di serie. Battendo la Polisportiva Valledoria nella semifinale regionale play-off per 1-0 e il Fertilia per 2-1 nella finale, accede alla fase nazionale dei play-off.
Nella semifinale della fase nazionale degli spareggi per la promozione in Serie D, la Torres incontra la squadra umbra del Trestina. Dopo aver pareggiato 1-1 all’andata in casa, perde 3-1 in trasferta e viene quindi eliminata.
Il campionato successivo la dirigenza allestisce una squadra che, sotto la guida del tecnico algherese Mauro Giorico, si rende protagonista di una stagione trionfale, durante la quale vengono conquistati tutti i trofei a livello regionale con numeri da record (28 vittorie su 34 partite disputate, 12 vittorie consecutive, 28 risultati utili consecutivi, 17 vittorie su 17 partite disputate in casa).
Il 25 gennaio 2012 arriva il primo trofeo, la Coppa di Sardegna, con la vittoria per 2-1 sul Taloro Gavoi. Il 18 marzo 2012 battendo il Calangianus 1-0, la Torres ritorna in Serie D matematicamente con ben quattro giornate di anticipo.
Infine, il 20 maggio 2012 i rossoblu chiudono la stagione aggiudicandosi anche la Supercoppa di Sardegna, imponendosi 2-1 sul Fonni.
Durante l’estate successiva, nonostante la trionfale annata, la squadra viene in buona parte rinnovata con elementi di buon livello provenienti da diverse squadre dell’isola e, tra la sorpresa generale, si attesta al comando della classifica del campionato di serie D per quasi tutta la stagione. Capocannoniere della squadra è Giuseppe Meloni, attaccante nuorese con trascorsi anche in Lega Pro, che mette a segno complessivamente 21 reti. Il 28 aprile 2013, pareggiando 4 a 4 con l’Hyria Nola e, contemporaneamente, con la Casertana che perde con la Torre Neapolis, la Torres torna in Seconda Divisione.
L’11 giugno 2013, in un’assemblea pubblica, il presidente Lorenzoni denuncia che l’iscrizione al campionato di Lega Pro Seconda Divisione è a rischio, a causa della difficoltà ad ottenere dalle banche la fidejussione necessaria.
 Il 27 giugno, a pochissime ore dall’annuncio dell’interessamento di una nuova cordata alla società, le quote della Torres passano ufficialmente nelle mani dell’imprenditore laziale Domenico Capitani, nuovo proprietario e amministratore unico della squadra sassarese che torna al suo antico nome Sef Torres 1903.
 Il campionato di Lega Pro Seconda Divisione 2013/2014 inizia con tre sconfitte su quattro partite casalinghe, contro Cuneo, Forlì e Santarcangelo di Romagna, nelle quali la squadra incassa complessivamente 9 reti. Per tale ragione il 15 ottobre 2013 la società esonera il mister Salvo Fulvio D’Adderio e lo sostituisce col laziale Marco Cari.
 La squadra viene completamente rinnovata durante il mercato invernale e compie una straordinaria rimonta verso le prime 8 posizioni che garantirebbero la permanenza nella C unica ma ha un calo nelle ultime partite e si piazza al 12º posto che le assicura comunque la partecipazione ai play-out. Nella doppia sfida contro il Forlì vince 1-0 nella gara di andata ma perde 0-3 al ritorno in Romagna. Il 25 maggio 2014 arriva la retrocessione in Serie D.
Da questo momento la società lavora per ottenere il ripescaggio tra i professionisti che viene sancito il  1º agosto 2014, all’avvio del campionato della nuova Lega Pro unica a tre gironi e 60 squadre.
Dal giugno del 2014 entra nella società Sef Torres 1903 anche la squadra femminile, militante nel campionato di serie A che vanta nel suo palmarès 7 Scudetti e 8 Coppe Italia e si fregia de titolo di squadra più titolata d’Italia a livello femminile.
Nella stagione 2014/15 la Torres partecipa al campionato di Lega Pro con la formazione maschile, alla serie A con la formazione femminile e a tre tornei nazionali Berretti, Allievi, Giovanissimi. A questi si aggiungono i campionati regionali delle squadre giovanili.
E’ stato avviato da quest’anno il progetto della Scuola calcio per un totale di quasi 300 atleti.